Intelligenza emotiva e pastorale

COME L’INTELLIGENZA EMOTIVA PUO’ RENDERE LA PASTORALE PIU’ EFFICACE E LIBERANTE

Fausto Bizzarri

Accogliamo il contributo di Fausto Bizzarri che presenta l’uscita del quarto volume della nostra collana Quaderni Emmaus edita da Paoline, di cui è autore. Il testo aiuta a coniugare l’intelligenza emotiva, come forma di apertura e comprensione della realtà interna ed esterna all’uomo, con i vari aspetti della pastorale: la cura comunicativa, di un gruppo, i processi sinodali, il discernimento comune, il lavoro di équipe, la formazione e l’accompagnamento.

Qualche tempo fa Fabrizio Carletti del Centro Studi Missione Emmaus mi chiese cercare di collegare la pastorale con l’intelligenza emotiva attraverso uno studio che poi è scaturito nel 4° quaderno Emmuas-“Intelligenza emotiva e pastorale”- Ed.Paoline. Io per primo, che mi occupo da anni di questo tema principalmente nel mondo aziendale, l’ho percepito come una sfida.

La prima azione che ho svolto è stata qualle di leggere il Vangelo alla luce dell’intelligenza emotiva e ho scoperto davvero un mondo che nessun istituto teologico mi avrebbe mai insegnato. Perché? Perché non esiste in nessuna facoltà la materia “ L’intelligenza emotiva- una chiave della comunicazione di Gesù”. Oh si… certo sarebbe un corso bellissimo. Magari un po’ naif o “contro corrente”. Eppure se inseriamo il punto di vista dell’intelligenza emotiva nella comuncazione che Gesù elargisce facciamo a mio parere una scoperta eccezionale.

Quando Papa Francesco ci esorta a portare il vangelo in modo incisivo e fecondo per arrivare empaticamente al cuore delle persone (Cfr. CV 38) mi pare possa dirci che la comunicazione utilizzata dal Signore era davvero empatica e coinvolgente e, come tale, comunica ancora oggi in modo vivo e travolgente. Avere ben presente questo fattore determinante, per il successo e l’efficacia dell’interscambio comunicativo-relazionale, è un elemento imprescindibile, determinante e fondamentale.

Il mio libro “Intelligenza emotiva e pastorale” non è un lettura analitica dello stile comunicativo del vangelo in base all’intelligenza emotiva. Avremmo duvuto scrivere fiumi di pagine. La scelta è stata di mettere a disposizione alcuni strumenti e chiavi di lettura affinchè ogni persona possa poi accostarsi alla Parola con una nuova consapevolezza e incarnare con maggiore efficacia quelle parole che ispirano l’agire pastorale in questo tempo: corresponsabilità, prossimità, ascolto profondo, sinodalità, discernimento comune.

Vorrei solo portarvi un esempio, giusto un assaggio.  Tutti noi conosciamo la pericope evenagelica dei “discepoli di Emmaus”. Questo brano ci rivela come il Signore si avvicinò a loro e li ascoltò per poi guidarli alla piena rivelazione e comprensione del mistero. Gesù accolse innanzi tutto le loro emozioni di tristezza e di paura, la loro pensierosità e il senso di un’attesa spezzata, di un amico perduto e della speranza che fugge dalla morte. Gesù non si è rivelato loro immediatamente perché il corto circuito emotivo che dominava i discepoli impediva loro di vederlo (Mt 24,16). Prima essi hanno parlato con lui, esternando la drammaticità degli eventi ed esplicando con estrema sincerità le loro emozioni. Come trasmettevano al Signore le loro emozioni e quata emotività traspariva nel loro racconto. Il loro cuore, la loro mente, loro stessi erano totalmente circondati da un flusso emotivo molto potente. Gesù, affiancandosi, ha chiesto a loro di raccontare ogni cosa per poi esortati a slegare la mente e il cuore per ascoltare anche lui. Lentamente i discepoli si sono lasciati aprire il cuore con la Sua narrazione ed infine,  spezzando il Pane, ha tolto definitivamente il corto circuito che li redenva incapaci di riconoscerlo- rivelandosi. Il blocco emotivo si è sciolto e hanno riconosciuto il volto di colui che la loro mente aveva già dichiarato morto. I discepoli di Emmaus poi corrono a Gerusalemme ad annunciare agli apostoli i fatti vissuti, e come li ritrovano il Cristo che annunacia loro “pace a voi”.

La relazione fra le persone credenti è fortemente legata all’intelligenza emotiva e forse, a pensarci bene, lo è ancor di più che in ambito aziendale, contesto nel quale invece troviamo molta letteratura scientifica. Ci tengo a sottolineare che stiamo parlando di intelligenza, cioè di una forma di intelligenza e quindi di una capacità dell’uomo di aprirsi alla realtà esterna ed interna e comprenderla. Non stiamo parlando di emozionalismo o sentimentalismo che è cosa ben diversa e a volte strumentalizzata anche in chiave pastorale.

Proviamo a pesare bene. I sinodi sono incontri relazionali nello Spirito in cui occorre innanzi tutto entrare in sitonia, evitando personalismi o blocchi, per intavolare una sinergia pertecipativa e prospettica. Senza un’antentica lettura emozionale propria ed altrui la comunicazione all’interno di queste sinodalità sarebbe mendace e fallace deludeno in modo evidente il mandato ricevuto e lo scopo fondamenale dello stesso incontro. Se i cuori sono legati dalle convinzioni e da preconcetti emotivo-sentimentali gli occhi restano ciechi e l’agire nell’abito della scambio relazionale resta povero, oscuro e deludente.

L’efficacia di ogni persona è fortemente legata alla sua intelligenza emotiva e pertanto ogni esperienza comunitaria e sinodale pone la sua efficacia a quanto le emozioni siano state sentite, accolte, e messe in risonanza.

L’intelligenza emotiva di ogni persona impegnata in questi incontri dovrebbe essere attiva per un’azione empatica e liberante delle risorse.  Una pastorale che non tiene conto dell’intelligenza emotiva è come un campana sorda che non mette in risonanza le persone. L’uomo vive e comunica attraverso le emozioni in quanto attraverso esse prendiamo decisioni importanti nella nostra vita.

Mi auguro che questo piccolo tassello sia utile a tutte le persone in cammino e spero di incontrarvi presto nei corsi che il Centro Studi Emmuas sta organizzando per dare supporto a questo progetto.

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