Da chi viene la predica

PAROLA AI LAICI: UN PASSO AVANTI, UN IMPEGNO FORMATIVO

Roberto Mauri

La novità non è di poco conto e merita la dovuta attenzione: “I fedeli laici possono predicare in una chiesa o in un oratorio, se le circostanze, la necessità o un caso particolare lo richiedano”. Così recita l’Istruzione “La conversione pastorale della comunità parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa”(n.99) a cura della Congregazione per il Clero, pubblicata lo scorso 20 luglio.  

In altre parole, sarà possibile affidare ad un ‘semplice battezzato’, uomo o donna, adulto o giovane, ovviamente preparato, il compito e la responsabilità di proporre e commentare la Parola di Dio durante incontri e celebrazioni religiose.

DALLA DEROGA ALLA DELEGA

Per meglio cogliere la rilevanza e la potenziale portata di questa recente apertura va ricordato che in precedenza, circa la possibilità di intervento dei fedeli laici nel corso delle liturgie era consentita “qualche eventuale testimonianza, sempre adeguata alle norme liturgiche, (..) come illustrativa dell’omelia regolarmente pronunciata dal sacerdote celebrante”, a condizione di non confonderla con l’omelia stessa e comunque in via eccezionale (Congregazione per la dottrina della fede, Istruzione su alcune questioni circa la collaborazione dei fedeli laici al ministero dei sacerdoti, 1997).

Questa norma ha consentito di ammettere interventi i più vari, talvolta imbarazzanti, al termine della messa: tutti probabilmente abbiamo sperimentato l’augurio dell’amico dal pulpito al termine della celebrazione di un matrimonio, o il saluto commosso di un parente a conclusione di un rito funebre ….

La recente apertura sembra invece compiere un salto di qualità pastorale: non si tratta di accontentare gli interessati alla cerimonia, accogliere delle esigenze personali di qualche fedele, ma di assegnare al consacrato, al diacono e soprattutto alla figura laicale una piena titolarità e responsabilità nella predicazione, nel rispetto delle norme. Cambia l’approccio e l’atteggiamento: dalla ‘deroga’ e dalla eccezione si passa alla ‘delega’ programmata e consapevole.

Si tratta di una decisione tanto importante quanto delicata, certamente assunta con ‘timore e tremore’ da parte della Autorità ecclesiastica. Se per un verso si prospetta l’ulteriore riconoscimento del ruolo del laicato per il rilancio della comunità parrocchiale, dall’altro, è evidente la prudenza e l’attenzione nel mettere una serie di paletti difensivi: il tutto deve avvenire «secondo le disposizioni della Conferenza Episcopale» e «in conformità al diritto o alle norme liturgiche e nell’osservanza delle clausole in essi contenute». E comunque, la predicazione non va assolutamente confusa o equiparata all’omelia durante la Santa Messa, che i fedeli laici non potranno in alcun caso tenere.

Purtuttavia, il passo è fatto! Anche i laici possono predicare in occasioni e luoghi riconosciuti e autorevoli al fine di istruire, animare, ammonire, edificare la comunità cristiana e non solo, in spirito missionario.

APERTURA NECESSARIA MA DOVEROSA

Questa tensione tra apertura e controllo ci fa ben cogliere che la possibilità di predicazione per i fedeli laici non va intesa come una concessione frutto di necessità contingenti quanto una doverosa valorizzazione della figura del battezzato che, in quanto tale, esprime pienamente la fede e può quindi anche predicarla con competenza ed efficacia.

A prima vista può sembrare che il cambiamento sia giustificato dai noti fattori sociodemografici che affliggono l’ambito ecclesiale (diminuzione e progressivo invecchiamento del clero; aumento di sacerdoti provenienti da altri paesi e con lingue assai diverse da quelle dei destinatari; diffuse difficoltà comunicative dei preti meno dotati, e più in generale la carente preparazione del clero in campo comunicativo).

Tuttavia, al di là di queste, pur rilevanti criticità, l’apertura prospettata si inserisce e meglio comprende in considerazione delle profonde trasformazioni vissute dalla parrocchia a fronte dei cambiamenti epocali in atto.

Come ben sintetizza l’Istruzione: “E’ vero che una caratteristica della parrocchia è il suo radicarsi là dove ognuno vive quotidianamente. Però, specialmente oggi, il territorio non è più solo uno spazio geografico delimitato, ma il contesto dove ognuno esprime la propria vita fatta di relazioni, di servizio reciproco e di tradizioni antiche. È in questo “territorio esistenziale” che si gioca tutta la sfida della Chiesa in mezzo alla comunità. Sembra superata quindi una pastorale che mantiene il campo d’azione esclusivamente all’interno dei limiti territoriali della parrocchia, quando spesso sono proprio i parrocchiani a non comprendere più questa modalità, che appare segnata dalla nostalgia del passato, più che ispirata dall’audacia per il futuro.” (n.16)

A ben guardare, dunque, non siamo solo in presenza di una riorganizzazione dei compiti ecclesiastici: viene ad essere in questo modo più adeguatamente una figura ecclesiale complessiva, quella laicale, meno immobile e “ruolizzata” secondo canoni che le vicende teologiche, culturali e sociali hanno messo in discussione.

REAZIONE A CATENA

Nonostante si ribadisca più volte che il ricorso ai fedeli laici per la predicazione debba essere considerato un evento speciale e comunque adeguatamente regolamentato, la cosa è molto più concreta e potenzialmente sperimentabile di quanto può sembrare, in quanto le occasioni di predicazione per le figure laicali sono numerose e qualificate.

Ai fedeli laici, potranno essere ufficialmente affidato dal Vescovo, sotto la guida e la responsabilità del parroco, alcuni incarichi quali, per esempio:

– la celebrazione di una liturgia della Parola nelle domeniche e nelle feste di precetto, quando «per mancanza del ministro sacro o per altra grave causa diventa impossibile la partecipazione alla celebrazione eucaristica»;

 – l’amministrazione del battesimo

 – la celebrazione del rito delle esequie

 – la delega perché assistano ai matrimoni

Tutte occasioni privilegiate e da cogliere, come ben si può immaginare, quali occasioni di predicazione. Prendiamo dunque in seria considerazione questa opportunità, con disponibilità e competenza. E’ decisivo infatti che il consacrato, il diacono e in particolare i fedeli laici che si trovano ad affrontare il compito della predicazione siano (e si sentano) ben preparati, non solo nei contenuti ma nelle modalità comunicative. Come ci ricordano gli esperti in materia, nessun contenuto vale più del modo di comunicarlo.  

PREDICARE: L’ARTE E IL COMPITO DI BENE-DIRE

Predicare, lo sappiamo, è una azione pastorale di grande responsabilità. Non si tratta infatti di svolgere una interessante conferenza e nemmeno del classico incontro di catechismo reso più solenne o in grande. La predicazione non ha infatti l’obiettivo di istruire o trasmettere conoscenze ma di modificare il modo di intendere la realtà e la vita di coloro a cui essa si rivolge.

Il Centro Studi Missione Emmaus intende cogliere e sostenere questa importante opportunità di valorizzazione dei fedeli laici promuovendo un percorso formativo – ‘L’arte di benedire’ – dedicato alla predicazione efficace: un ciclo di incontri, sia webinar che in presenza, dedicato a tutti coloro che vivono in modo appassionato la responsabilità dell’annuncio della salvezza ma si rendono conto che potrebbero migliorare la loro l’efficacia comunicativa.

Non basta «dire il bene»: occorre fare il possibile per dire bene il bene. La proposta formativa di Missione Emmaus vuole rendere il nostro ‘dire bene’ un dire bene-detto, benedizione per chi la propone e chi la riceve, per evitare che il momento della predicazione/annuncio risulti noioso o astratto, ma in grado di operare i tre passaggi fondamentali della apertura del cuore, della mente  e della volontà.

Niente timori reverenziali, allora. Prendiamo sul serio questa ulteriore forma di diaconìa alla comunità tutta e mettiamoci serenamente alla prova: i primi a venirvi incontro e ad aiutarvi in questo sforzo e sfida di rinnovamento pastorale e ministeriale saranno proprio i destinatari. Il premio sarà la loro gratitudine ma soprattutto, come ci ricorda sant’Agostino, potremo vivere la predicazione nella dimensione della gioia e della letizia.

1 commento su “Da chi viene la predica”

  1. Interessante la nuova norma e lodevolissima la vostra intenzione di fare un percorso per istruire su questo tipo di comunicazione.
    Penso ne darete notizia attraverso questo stesso mezzo…bello, un dire “bene detto”.
    Grazie!!

    "Mi piace"

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